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Come verificare se una successione è già stata presentata (e come ottenerne copia)

Capita più spesso di quanto si pensi: un genitore è morto anni fa, qualcuno in famiglia "si era occupato di tutto", e oggi che serve l'atto — per vendere un immobile, per sbloccare un conto, per una seconda successione — nessuno sa dire se la dichiarazione sia mai stata presentata né dove sia finita. La buona notizia è che si può verificare. La cattiva è che non basta una ricerca online: non esiste una banca dati pubblica consultabile da casa.

· 9 min di lettura · di Ing. David Lotito

Quando ci si pone la domanda

Quasi sempre la domanda arriva perché qualcun altro chiede quel documento, non per curiosità. Le situazioni ricorrenti sono poche e si somigliano tutte.

  • Vuoi vendere un immobile ereditato e il notaio chiede la prova che la successione sia stata fatta
  • La banca non sblocca il conto del defunto senza copia della dichiarazione
  • È morto il secondo genitore e per la nuova pratica servono gli estremi della prima
  • Hai scoperto un immobile ancora intestato a un parente morto da tempo
  • Devi dimostrare a un altro erede che la pratica è stata (o non è stata) presentata

Due registri diversi, che non contengono la stessa cosa

È l'equivoco più frequente, e fa perdere settimane. Quando si parla di "registro delle successioni" ci si riferisce a due cose distinte, tenute da due enti diversi, con contenuti che non si sovrappongono.

L'Agenzia delle Entrate riceve e conserva la dichiarazione di successione: è l'adempimento fiscale con cui si dichiara che cosa è caduto in successione e si liquidano le imposte. È questo il documento che chiedono banche, notai e uffici del catasto.

La cancelleria del Tribunale tiene invece il registro delle successioni previsto dall'articolo 52 delle disposizioni di attuazione del Codice civile, presso il tribunale del circondario in cui il defunto aveva l'ultimo domicilio. Lì si annotano le rinunce all'eredità, le accettazioni con beneficio d'inventario, i testamenti pubblicati e le nomine di curatore dell'eredità giacente.

La conseguenza pratica: se cerchi la dichiarazione fiscale, il tribunale non ce l'ha; se devi sapere se un coerede ha rinunciato, l'Agenzia delle Entrate non te lo dice. E nessuno dei due registri è consultabile liberamente online.

La verifica più rapida: la visura catastale storica

Se nell'eredità c'erano immobili, esiste una scorciatoia che non richiede di dimostrare nulla e si ottiene in giornata: la visura catastale storica dell'immobile.

La voltura catastale è la conseguenza naturale di una dichiarazione presentata correttamente. Nella visura storica compaiono tutti i passaggi di intestazione dell'immobile nel tempo: se la successione è stata fatta e volturata, trovi il passaggio con causale "successione" e gli estremi di registrazione della dichiarazione — che sono esattamente i dati che ti serviranno per chiedere la copia.

Il vantaggio è che la visura può chiederla chiunque, costa pochi euro e non richiede di provare la qualità di erede. Il limite è doppio: non dice nulla se il defunto non aveva immobili, e soprattutto non è una prova negativa affidabile. Capita spesso che la dichiarazione sia stata presentata e la voltura no: in quel caso il catasto mostra ancora il defunto come intestatario anche se la successione esiste.

Chiedere copia all'Agenzia delle Entrate

È la strada che dà una risposta certa, in un senso o nell'altro. Tre cose da sapere prima di muoversi.

L'ufficio competente è quello nella cui circoscrizione il defunto aveva l'ultima residenza: non quello dove vivi tu, né quello dove si trova l'immobile. È l'errore che manda le persone allo sportello sbagliato — chi cerca "successione presentata Agenzia Entrate Milano" perché l'immobile è a Milano, ma il defunto risiedeva altrove, sta guardando nel posto sbagliato.

La copia non è pubblica: possono chiederla gli eredi, i chiamati all'eredità, i legatari e in generale chi abbia un interesse giuridicamente tutelato, dimostrando la propria legittimazione. Un vicino curioso non la ottiene, un erede sì.

Si può procedere allo sportello dell'ufficio territoriale su appuntamento, via PEC, oppure delegando un professionista. Se la dichiarazione è stata presentata per via telematica, chi l'ha trasmessa ritrova ricevuta e attestazione di avvenuta presentazione nei propri servizi telematici: se sai chi se ne occupò, spesso è la via più breve in assoluto.

Cosa preparare per la richiesta

Più dati porti, meno probabilità che la ricerca si areni. Il minimo indispensabile è questo.

  • Dati anagrafici e codice fiscale del defunto
  • Data e luogo del decesso
  • Ultima residenza del defunto, che determina l'ufficio competente
  • Documento di identità di chi presenta la richiesta
  • Documento che prova la qualità di erede: autocertificazione o atto notorio
  • Delega, se a muoversi è un professionista per tuo conto
  • Marca da bollo, se chiedi una copia conforme e non una semplice attestazione
  • Gli estremi di registrazione, se li hai già ricavati dalla visura catastale

Costi e tempi

Il rilascio non è gratuito: sono dovuti l'imposta di bollo e i tributi speciali previsti per le copie. Una semplice attestazione di avvenuta presentazione costa meno di una copia conforme dell'intera dichiarazione con gli allegati: se ti serve solo dimostrare che la pratica esiste, chiedi l'attestazione e risparmi.

Sui tempi non esiste una regola uniforme: allo sportello, con tutti i dati in mano, la risposta può arrivare in giornata; per richieste inviate via PEC si ragiona in giorni o settimane, e le pratiche più vecchie richiedono di più perché possono essere conservate in archivio cartaceo.

Se scopri che non è mai stata presentata

La dichiarazione va presentata entro dodici mesi dalla data del decesso. Superato quel termine non si perde la possibilità di presentarla: si può fare anche a molti anni di distanza, ed è quello che accade nella maggior parte delle successioni "dimenticate".

Il ritardo comporta sanzioni e interessi, che però si riducono sensibilmente con il ravvedimento operoso: la riduzione è tanto maggiore quanto prima ci si mette in regola, quindi il costo dell'attesa cresce ogni mese che passa.

Vale la pena muoversi anche quando nessuno sta chiedendo nulla: finché la successione non è presentata, gli immobili restano intestati al defunto, i conti restano bloccati e la vendita è di fatto impossibile. Il problema non si estingue con il tempo, si limita a restare fermo finché qualcuno non ne ha bisogno — di solito nel momento peggiore.

Se è stata presentata, ma è sbagliata o incompleta

Terzo scenario, il più insidioso: la dichiarazione esiste ma è incompleta — un immobile dimenticato, un erede non indicato, valori catastali sbagliati, la voltura mai eseguita. Formalmente la successione risulta presentata, sostanzialmente il problema è ancora tutto lì e viene a galla alla prima vendita o alla successione successiva.

In questi casi non si ricomincia da zero: si interviene con una dichiarazione integrativa, sostitutiva o modificativa a seconda di che cosa vada corretto. Quale delle tre serva dipende dall'errore, ed è la parte in cui conviene farsi aiutare invece di procedere per tentativi.